
Bella questa immagine con Anfitrione, Alcmena, Eracle e Zeus (chi è il primo a dirmi dove si trova Zeus nell’immagine?).
E questo è Eracle da grande, sempre alle prese con i serpenti. Il quadro, quattrocentesco, è del Pollaiolo.

Ma la storia di questo ennesimo amorazzo di Zeus è raccontata soprattutto dal poeta comico latino Plauto, nella sua commedia “Amphitruo”.
Mentre Anfitrione fa guerra ai Teleboi, Giove-Zeus sotto le sue sembianze giace con la sua sposa, Alcmena. E questo lo sapete. La commedia latina inizia con lo schiavo Sosia che in piena notte, per ordine di Anfitrione, suo padrone, che è appena tornato con lui, deve andare a dare il resoconto della guerra alla moglie Alcmena, ma per strada incontra Mercurio (cioè Hermes), che per ordine di Zeus ha assunto le sue sembianze, e non deve farlo arrivare da lui.
Per farlo, Hermes, convince Sosia con la violenza che il vero Sosia è lui (Hermes) e così lo schiavo deluso torna indietro dal padrone, in crisi di identità. Poco dopo Zeus, finto Anfitrione, esce dalla casa di Alcmena giustificando la partenza con la scusa che deve tornare a combattere e le dà una coppa d’oro che Anfitrione (quello vero) aveva vinto in guerra.
Sorge il giorno, dopo una notte che era stata più lunga del consueto affinchè Zeus potesse concepire Eracle con Alcmena (e voi sapete che Apollodoro è preciso: una notte lunga il triplo!). Sosia va a riferire ad Anfitrione quello che gli è successo: incredulo ed arrabbiato Anfitrione lo definisce un pendaglio da forca, e va dalla moglie che vede sulla porta di casa, le corre incontro chiedendole se avesse sentito la sua mancanza. Dal canto suo Alcmena lo accoglie in modo aggressivo e gli dice di smetterla di prenderla in giro, poiché l’aveva lasciato poco prima.
Qui segue un acceso dibattito su chi dei due aveva detto la verità; Alcmena come prova prende la coppa d’oro e la fa vedere al suo sposo, che per far vedere che la coppa l’ha lui, prende il cofano sigillato in cui l’aveva riposta, lo apre e vede che è vuoto. Alcmena gli racconta la serata che aveva passato con lui ma che in realtà aveva passato con Zeus.
Anfitrione accusa Alcmena di averlo tradito anche se lei continua a negare convintissima. Anfitrione per concludere la faccenda dice che va a cercare Naucrate, parente di Alcmena, per aver un testimone che possa sbugiardarla. Alcmena accetta, ma Zeus, considerando l’accaduto, torna con le sembianze di Anfitrione da Alcmena dicendole che è tutta una burla e si fa perdonare.
Anfitrione (quello vero), dopo aver cercato a lungo Naucrate senza averlo trovato, torna a casa per cercare di scoprire con chi la moglie lo aveva tradito: a questo punto, zak, gli appare Hermes - qui la scena non è chiara perché nel tempo sono stati persi circa trecento versi - e tutto finisce con Anfitrione e Zeus-Anfitrione azzuffati in lotta mentre nessuno sa distinguerli. Zeus rientra in casa perché Alcmena sta partorendo due gemelli, intanto Anfitrione che è fuori dalla porta rimane folgorato.
In seguito, il poverino viene soccorso dall’ancella Bromia che gli racconta la nascita dei due
gemelli: e gli dice che uno è talmente grosso e forte che non è riuscito nemmeno a fasciarlo, poi gli dice che, mentre erano nella culla, compaiono due enormi serpenti e, appena quel fanciullo fortissimo li vede, scende dalla culla e li strangola. Mentre accade questo Zeus confessa ad Alcmena di avere giaciuto con lei sotto le sembianze di Anfitrione.
Anfitrione a questo punto è contento di aver diviso la sposa con Zeus ed ordina di offrirgli dei sacrifici. Il dio infine dice ad Anfitrione di non punire Alcmena poiché è stata costretta dal suo potere, gli dice anzi che suo figlio gli darà eterna fama; Anfitrione è felice, farà come vuole Zeus e lo prega di mantenere la sua promessa.
CONCLUSIONE: ecco l’origine della parola SOSIA!