Grazie alla sagacia di Tucidide, senza preventivarlo per nulla, siamo andati a finire sul linguaggio mediatico, sulla comunicazione di massa. Abbiamo parlato di propaganda politica (ohi, ohi, entriamo nell’attualità stretta): il bravo predicatore è uno “psicagogo”, sa come fare a catturare le menti degli ascoltatori, a condurre a sé il consenso. Ci siamo anche detti che un politico di valore ha un programma che è fatto di pars destruens (abbattimento dell’avversario) ma anche e soprattutto di pars construens (e ci siamo fatti l’occhiolino, perché certo è che ci dà più affidamento chi ha una sostanziosa pars construens, non chi gioca solo a dare addosso all’avversario… perché forse, dico forse, così si glissa sul fatto che di costruttivo non c’è un gran che… ).
Soprattutto Tucidide ci racconta di quello che ci serve per essere credibili. Ci insegna l’uso del linguaggio psicagogico
Per esempio, con una buona litote noi affermiamo un concetto con incredibile spessore.
Per esempio, è meglio non nominare affatto ciò contro cui combattiamo, altrimenti il rischio è di far ricordare il nostro avversario, invece di condannarlo all’oblio.
E così eccoci al consiglio di oggi, volto al presente, non all’antico.
Questo bel libro: di uno specialista di teoria del linguaggio, George Lakoff , “Non pensare all’elefante” (ed. Fusi Orari. I libri di Internazionale).

Qui c’è una intervista all’autore (Radio Città del Capo).