Ribadisco il mio suggerimento bibliografico di questa mattina:
Il mistero Tucidide di LUCIANO CANFORA 
Un colpo di stato organizzato ad Atene, alla fine del V secolo a.C., da quattrocento intellettuali. Un processo politico clamorosamente demagogico in cui il capo della rivoluzione fallita, Antifonte, pur pronunciando “la miglior difesa che la storia giudiziaria ricordi, viene condannato e giustiziato. Un grande storico, Tucidide, che dissemina nella sua opera, “La guerra del Peloponneso”, informazioni segrete provenienti dal vertice della cospirazione, e che verrà assassinato mentre la sta affidando alla scrittura.
Dal sito Antiquitas, ecco qui il centro del discorso. Si tratta della vita di Tucidide.
Informazioni sufficientemente dettagliate a proposito della vita di Tucidide ci provengono da numerosissime fonti antiche, ma in maniera molto maggiore dalle indicazioni che lo storico stesso ci presenta nella sua opera. Tucidide nacque ad Atene forse nel 455 o nel 454 a.C.: la sua famiglia, che era imparentata con quella di Milziade, possedeva ( oppure gestiva ), a Skapte Hyle, non lontano dal confine fra la Macedonia e la Tracia, alcune miniere d’oro. La vita agiata, dunque, permise a Tucidide di ricevere un’educazione di prim’ordine, presso le scuole dei più celebri sofisti della sua epoca. Nel 430 a.C. si ammalò di peste durante la celeberrima epidemia che ebbe tra le sue vittime più illustri il grande statista Pericle; tuttavia lo storico sopravvisse e nel 424 assunse la carica di stratega per le operazioni navali in Tracia. Il comandante degli Spartani, Brasida, aveva stretto d’assedio Anfipoli, e Tucidide non riuscì ad impedire la capitolazione della città nelle mani del nemico, poichè giunse troppo tardi in soccorso del collega Eukles, perché impegnato nella difesa di un’altra località. ![]()
Una versione dei fatti narra che Tucidide fece rientro ad Atene e venne quindi processato nel 423 o 422 a.C. ed infine condannato a vent’anni d’esilio - tale versione è narrata in prima persona, apparentemente da Tucidide stesso ( Storie, V, 26, 5 ). Lo storico stesso afferma di aver trascorso questi lunghi anni di esilio nel Peloponneso; secondo altre fonti, invece, in Tracia. Tuttavia siamo in possesso un frammento di Aristotele ( fr. 137 Rose ) in cui si afferma che Tucidide si trovava proprio ad Atene per il processo all’oratore Antifonte, che venne celebrato nel 411 a.C., cioè solamente undici anni dopo la condanna: questo frammento sembra essere attendibile, anche e soprattutto in virtù della presenza nell’opera storica di Tucidide di numerosi riferimenti ad avvenimenti successivi al 411, anno in cui s’interrompe il suo lavoro. Inoltre sappiamo che a seguito del disastroso esito della spedizione in Sicilia, nel 413 a.C., venne concessa un’amnistia generale e pare perciò probabile che lo storico ne abbia usufruito. Lo studioso Luciano Canfora, sulla base anche del fatto che un esilio di vent’anni per una sconfitta bellica sembra una condanna inverosimile, ha avanzato l’ipotesi che la notizia dell’esilio ventennale nel Peloponneso che compare in Storie, V, 26, 5 non sia da attribuire a Tucidide, ma piuttosto a Senofonte, che, dopo la morte dello storico, pubblicò, organizzandoli sommariamente, i suoi appunti sul V libro, aggiungendovi però anche notizie su se stesso: il ventennio di esilio nel Peloponneso non si riferirebbe dunque a Tucidide, ma a Senofonte, che effettivamente visse per circa vent’anni a Scillunte, in un possedimento terriero che gli era stato concesso in dono dal re di Sparta Agesilao, dopo la sua espulsione da Atene.
Se accettiamo, dunque, l’informazione contenuta nelle
Storie come riferita a Tucidide, lo storico avrebbe passato - abbastanza inverosimilmente! - gli anni della maturità ed il periodo più fecondo della sua intensa attività storiografica lontano dalla sua natale Atene; se, invece, si accetta l’ipotesi di Canfora, egli sarebbe stato presente in città proprio durante il periodo politicamente più travagliato, cioè gli anni a partire dal 413 in poi. Per quanto riguarda, infine, la sua morte, essa rimane avvolta in un certo alone di mistero: non conosciamo per certo, infatti, né il luogo né la data di morte dello storico. Probabilmente visse abbastanza per assistere alla dolorosa capitolazione di Atene, nel 404 a.C., però nelle sue Storie non c’è il minimo riferimento ai 30 Tiranni, che si insediarono a partire dal 404. Se, da ultimo, consideriamo che esistono notizie antiche a proposito di un suo presunto assassinio, potremmo anche pensare che, se si trovava effettivamente ancora ad Atene, lo storico sia caduto durante le sanguinose lotte civili che turbarono la città negli anni dal 403 al 399 a.C..
Questa invece la recensione che il prof. Simone Beta fa del libro di Canfora sulla bella rivista letteraria “L’indice”.
Alcuni grandi della letteratura sono stati maltrattati dai loro tardi biografi, capaci soltanto di accumulare una congerie di dati inattendibili e contraddittori. La Vita di Tucidide, scritta da un non meglio identificato Marcellino vissuto probabilmente intorno al V secolo d.C., non fa eccezione: si tratta di una raccolta confusa di notizie attorno alla figura dello storico ateniese, basata sulle fonti più disparate, poco rispettosa nei confronti della cronologia, spesso priva di un filo conduttore capace di legare tra loro i differenti episodi. Di fronte a un simile disordine tanto gli storici quanto i filologi hanno spesso operato in modo poco rispettoso della verità, elaborando prima un proprio schema, ed eliminando, in un secondo tempo, i punti irriducibili allo schema prefabbricato.
Il punto nodale della vicenda biografica di Tucidide è collocato in un passo preciso delle sue Storie (libro V, paragrafo 26), là dove l’io narrante parla del proprio esilio nel Peloponneso, a seguito di un insuccesso militare. A partire dall’età alessandrina, e fino ai giorni nostri, si è sempre creduto che a scrivere quelle parole fosse stato proprio Tucidide. Qualche studioso, come per esempio Eduard Schwartz, agli inizi del secolo, aveva supposto che l’autore di una simile ammissione potesse essere qualcun altro – e nella fattispecie il redattore che aveva assemblato i materiali tucididei –, ma non aveva portato alle estreme conseguenze la sua intuizione.
Luciano Canfora, invece, lo ha fatto: in questo volumetto, che è la traduzione italiana di un testo già pubblicato in Francia (Le mystère Thucydide. Enquête à partir d’Aristote). In forma chiara e sintetica, si mostra come la corretta tradizione biografica più antica, di evidente matrice aristotelica, sia stata stravolta a partire dalla seconda metà del III secolo a.C., suscitando una serie di reazioni a catena tali da trasformare quella che era una vicenda lineare in un cumulo di contraddizioni.
Il saggio presuppone una serie di ricerche che risalgono ai primi anni settanta, quando Canfora pubblica il suo Tucidide continuato, per arrivare, attraverso l’introduzione al primo libro della Guerra del Peloponneso (Mondadori, 1983) e le pagine dedicate a Tucidide nella sua Storia della letteratura greca (Laterza, 1986), alla recente introduzione premessa alla traduzione integrale delle Storie, pubblicata da Einaudi-Gallimard nel 1996.
Al termine di questa lettura, scorrevole e divertente, e dopo aver ascoltato le testimonianze di autori antichi (da Aristotele a Cicerone, da Senofonte a Dionigi d’Alicarnasso) e di studiosi moderni (da Boeckh a Wilamowitz, da Didot a Sauppe), il “mistero Tucicide” trova finalmente soluzione. Anche se non si tratta di un giallo vero e proprio, Canfora si muove nella sua ricerca (e non sarebbe la prima volta) come un investigatore che raccoglie, soppesa e valuta tutti gli indizi senza cercare di forzare la mano alle diverse testimonianze, e non sarebbe bello svelare qui, in anticipo, la soluzione dell’enigma.
recensione di S. Beta, L’Indice del 1999, n. 09
per chi volesse qui c’è il link di una libreria online da cui si può ordinare: http://www.internetbookshop.it/code/9788845914287/canfora-luciano/mistero-tucidide.html
grazie Matti